The Book of Mormon: un sacrilegio imperdibile

Uno spettacolo irriverente, satirico, ironico, diretto, sarcastico, ben scritto e con ottime canzoni. Questa è un’accurata descrizione di The Book Of Mormon, musical del 2011 con libretto, musica e testi di Trey Parker, Robert Lopez e Matt Stone.

Ho visto questo spettacolo nella mia trasferta a Londra della scorsa settimana e questo era, già prima della partenza, uno dei must-see che mi ero segnato in una lunga lista di spettacoli imperdibili.

Recuperato un biglietto presso un “baracchino” a Leicester Square, mi sono diretto al Prince of Wales Theatre per il serale. Il teatro era gremito e ogni posto occupato. Facendo questo spettacolo repliche quasi ogni giorno, direi che il risultato è a dir poco stupefacente.

Penso di non aver mai riso così tanto durante uno spettacolo, dall’inizio alla fine. Le battute sono fini, studiate e – pur non mancando turpiloqui e “volgarità” che caratterizzano ancor di più alcuni personaggi – assolutamente intelligenti. La Chiesa dei mormoni non è che un pretesto per trattare del tema religioso e della struttura della fede in generale. Quasi una vivisezione del credo che porta alla luce alcune ridicole contraddizioni tra le singole parti, ma che esalta il vero significato della fede, intesa in termini di speranza e positività.

La storia segue le vicende di Elder Price (originariamente interpretato da Andrew Rannells nella versione newyorkese), giovane e ambiziosa recluta mormonica che deve provare la propria dedizione alla Chiesa completando la sua prima missione. Mentre gli altri cadetti vengono mandati in posti meravigliosi e paradisiaci, al giovane Kevin tocca un villaggio nel nord dell’Uganda, luogo in cui un brutale signore della guerra minaccia le popolazioni locali. La missione di Price – cui viene affidato come compagno l’inesperto, ingenuo e cronico bugiardo Elder Cunningham – è quella di convertire gli abitanti del luogo, privi di fede e provati dalla fame, dalla malattia, dalla guerra e dalla morte. Il tutto viene affrontato ironicamente e, per quanto possibile, in modo leggero, tramite battute ad effetto che toccano punti considerati tabù da gran parte della società occidentale.

Da “Hello” a “Baptize Me”, da “Hasa Diga Eebowai” a “I Believe”, questo musical è refreshing e assolutamente imperdibile. Discorsi considerati impuri dalla religione sono trattati più o meno esplicitamente e c’è chi considererebbe alcuni brani profani e leggermente sacrileghi. Niente potrebbe essere più lontano dalla realtà. Infatti, ciò che la sceneggiatura porta a fare è riflettere sulle proprie credenze e certezze. Una reazione negativa non può che nascere da una posizione di chiusura e da una falsa illusione di certezza. Il dubbio fa parte della fede.

Il musical aiuta infatti a osservare in prospettiva i propri “problemi”, paragonandoli ai problemi veri che vengono affrontati oggi in alcune parti del mondo. Questo è uno dei messaggi di “Hasa Diga Eebowai”, la cui traduzione letterale potrebbe essere fraintesa. Si tratta di una “formula magica” contro i travagli della vita. Una specie di preghiera… al contrario…

“Hello” è il brano di apertura e mostra i mormoni alle prese con le loro visite a domicilio, che richiamano invece, per la società italiana, i famigerati testimoni di Geova.

The-Book-of-Mormon-1755“Baptize Me” è tutta un doppio senso. Il brano tratta della prima volta in cui Elder Cunningham ha battezzato una ragazza… potete capire a cosa si riferisca, ma non dirò di più o vi rovino la sorpresa.

“Turn It Off” e “I Believe” sono invece espressione dell’autoillusione, della soppressione degli istinti naturali e della fede cieca. << Io sono un mormone e un mormone crede e basta >> è infatti la traduzione di alcune parole di “I Believe”. I testi di questi brani sono montagne russe tra concetti filosofici e commenti stridenti ed esilaranti.

Ci sono moltissime altre canzoni e svariate scene degne di nota cui non accennerò per evitare di dilungarmi eccessivamente. Dirò solo che niente è come sembra, nulla è offensivo solo per il gusto di esserlo e nessuna parola è stata scritta distrattamente. Questo spettacolo mette in dubbio la fede esaltando la natura umana e già solo questo concetto dovrebbe far riflettere. Il tutto è poi condito da una overdose di risate e divertimento che rendono il discorso, di per sé pesante, più ascoltabile e memorabile.

Andate a vedere questo pluripremiato e geniale spettacolo, non ve ne pentirete!

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