NEXT TO NORMAL: UN MUSICAL FUORI DAL NORMALE!

Per “musical” si intende un cartone animato Disney in versione teatrale… o almeno questo è quello che la maggior parte degli italiani pensa. E come biasimarli quando nei nostri teatri vediamo classificati come “musical” solo “Pinocchio”, “Peter Pan”, “La Bella E La Bestia” e via dicendo?

Non voglio insinuare che sia una brutta cosa, sta a voi giudicare. Cerco solo di dire che anche “Rent” è un musical, pure “Spring Awakening”, “Evita”, “West Side Story”, solo per citarne alcuni! Quello che ci tengo a sottolineare è che esistono anche moltissimi spettacoli del genere “non per bambini” in giro che vale la pena di conoscere. Sfatando il mito che vuole i musicals tutti ricchi di paillettes e sorrisi contagiosi, si può far capire ai non amanti delle fiabe che il musical theatre non è solo questo… È molto di più! Chissà, magari un giorno troveremo tanti bambini quanti adulti e tanti ragazzi quante ragazze nei nostri teatri!

Voglio iniziare a convertirvi in musical theatre lovers partendo da “Next To Normal”.

Che sarà mai? È un musical… e fin qui siamo tutti d’accordo, spero! In realtà è uno dei maggiori successi di Broadway degli ultimi anni. Pensate, ha vinto ben tre Tony Awards nel 2009 – gli Oscars del teatro musicale – e un premio Pulitzer per la drammaturgia nel 2010… Roba di poco conto!

Quest’opera teatrale, dalle musiche di Tom Kitt e dal libretto di Brian Yorkey, fu creata nel 2008 e da allora “successo” sembra essere la parola che meglio la descrive!

Il successo è proprio quello che porta molti paesi a replicare il musical più o meno fedelmente. Dopo Broadway infatti, in molti hanno l’onore di assistere alle difficili vicende della famiglia Goodman, costretta a vivere con il disturbo bipolare della madre che non è in grado di accettare da ormai sedici anni la morte del figlio Gabe.

Dalle produzioni statunitensi e canadesi a quelle in Brasile, Argentina e Perù, poi in giro per l’Europa e finalmente in Italia, lo spettacolo emoziona e fa riflettere il pubblico, che sicuramente esce da teatro piacevolmente colpito dall’esistenza di un mondo teatrale musicale inaspettato.

Il 7 e l’8 marzo infatti, il musical ha debuttato in Italia al Teatro Coccia di Novara e io ho assistito alla prima.

Prodotto da Andrea Manara e Davide Ienco e frutto di una collaborazione tra STM – Scuola del Teatro Musicale – e la Compagnia della Rancia, lo show, con la regia di Marco Iacomelli, è una fedelissima reinterpretazione dell’originale americano.

Stranamente, le canzoni tradotte non sono motivo di distrazione o disturbo – bravo Andrea Ascari -, se non nel pezzo che in lingua originale si intitola “Superboy And The Invisible Girl” diventata “Superboy E L’invisibile Me”, cantata dalla brava Laura Adriani – che è la ragazza invisibile protagonista del brano -, dalla fantastica ed emozionante voce di Francesca Taverni – Diana, la madre – e dall’energico Luca Giacomelli Ferrarini che interpreta il figlio Gabe, cresciuto nell’immaginazione di Diana.

Le scenografie di Gabriele Moreschi sono simili a quelle della produzione newyorkese e altrettanto dinamicamente utilizzate: pannelli luminosi come sfondo per creare atmosfera, tre piani, compreso il palco, suddivisi in tre parti e due scalette che collegano quest’ultimo al primo livello sono tutto ciò che serve a rendere comprensibile ogni location.

La bravura dei performers fa sì che il pubblico senta e provi ogni singola parola e che rifletta più profondamente sui temi centrali e di spessore proposti da questo spettacolo.

Le coreografie – comunemente intese – sono praticamente inesistenti e compaiono soltanto verso l’inizio dello spettacolo, nella canzone di Diana “Who’s Crazy / My Psychopharmacologist And I”, tradotta ovviamente, durante la quale la famiglia si trova al primo livello scenografico ed esegue in controluce dei movimenti di braccia molto energici che lasciano intendere e trasparire alla perfezione le emozioni che prova la madre mentre si trova dal suo dottore. I performers ovviamente non sono però incollati al palco e si muovono in scena: i loro movimenti sono infatti finemente curati da Gillian Bruce, che per la scena finale crea una vera e propria opera d’arte di simmetria.

Vocalmente parlando, posso “gridare” con gioia di avere assistito a uno spettacolo impeccabile, sia per quanto riguarda le voci considerate singolarmente che per le parti armonizzate. Per le voci, neppure un bel 10 sarebbe eccessivo!

“La recitazione, se il canto è così fantastico, non può che essere un obbrobrio!” direte voi… Invece no!

Francesca Taverni è supercredibile nei panni di Diana e riesce a catturare e a trasmettere ogni pensiero e cambio di emozione, anche con un semplice sguardo.

Laura Adriani e Renato Crudo – la coppietta Natalie & Henry, chiamato per errore Harry – riescono a rendere bene l’idea di una coppia e sembrano molto affiatati; anche nei dialoghi meno significativi, se così si possono definire quelli minori, mantengono, a suon di briose battutine, quel feeling che ci si aspetterebbe da una coppia reale, nel senso di vera, non reale come William e Kate!

Luca Giacomelli Ferrarini – il figlio Gabe – ha una forte presenza scenica e una voce tenorile spettacolare, anche se spesso risulta come una caricatura eccessivamente caffeinata del proprio personaggio, ma probabilmente è solo l’altro ruolo da lui interpretato, Mercuzio di “Romeo E Giulietta – Ama E Cambia Il Mondo”, che prende il sopravvento… Però questa è solo la mia opinione!

Antonello Angiolillo è il marito e il padre Dan, molto paziente e comprensivo, sempre pronto ad aiutare la moglie in uno dei suoi “episodi” e il personaggio è reso agilmente dall’attore.

Entrambi i dottori, il dr. Fine e il dr. Madden, sono interpretati in modo non particolarmente entusiasmante da Brian Boccuni, che però compensa con una scena simpaticissima: quella in cui Diana si immagina che il dottore sia una rock star molto aggressiva che canta per lei, “attaccandola” con intenzioni poco pure durante una visita. Quindi grazie alla regia!

Oltre a un microfono partito un po’ in ritardo in “I’m Alive” – “Sono Vivo” – a Luca Giacomelli Ferrarini, proprio mentre la canzone sta per aumentare di intensità, con le parole “No, No, No”, di errori tecnici evidenti nemmeno l’ombra.

Adesso che vi ho parlato bene di “Next To Normal”, arriviamo alla parte amara: le uniche date fissate ad oggi sono state quelle del 7 e dell’8 marzo! Spero però che, andando controcorrente rispetto alla tradizione italiana nell’area musical, per una volta possa andare in scena molte e molte volte uno spettacolo degno di nota – e privo di “brillantina” – e se ciò accadrà – incrociamo le dita – consiglio a tutti di andarlo a vedere! Assolutamente!

Il musical italiano può cambiare!

Paolo Marinoni

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